La Direzione regionale Musei nazionali Toscana, in collaborazione con Museo della Battaglia e di Anghiari, Comune di Anghiari e Fondazione Archivio Diaristico Nazionale, ha inaugurato sabato 25 ottobre la Sala Fausto Vagnetti all’interno del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari dell’Alta Valle del Tevere a Palazzo Taglieschi con gli interventi della Direttrice Rossella Sileno, “I dipinti di Fausto Vagnetti per il Museo di Palazzo Taglieschi. Un felice ritrovamento”, del Curatore Rosario Ruggiero Terrone, “Fausto Vagnetti: un soldato fuori del plotone” e di Natalia Cangi, Direttrice Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, “I taccuini di Fausto Vagnetti nell’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano”.
Rossella Sileno ha ripercorso le tappe della donazione delle opere di Fausto Vagnetti, che già dagli anni Sessanta era nelle intenzioni degli eredi ma non era mai stata formalizzata, nonostante alcuni dipinti fossero stati esposti nel 2004 alla mostra anghiarese dedicata all’artista e che ora, grazie alla disponibilità del nipote omonimo dell’artista, sono ufficialmente di proprietà del Museo. Si tratta di 4 olii su tela che si trovavano nei depositi del Museo: “La vaccherella” del 1918, “Se Cristo tornasse (incatenato e solo)” del 1924, “La bimba dalle trecce” (Corinna in giubba rossa) del 1929 e “Rifugio” del 1923.
La Banca di Anghiari e Stia ha concesso in deposito al Museo “Anima Mite”, olio su tela di cm. 206 x 86 del 1923, finora esposta nella sede centrale della BCC in Via Mazzini. Quest’ opera di Fausto Vagnetti è presente come “Ritratto di signora con cappello” nel catalogo “L’Arte nei Territori” edito da Ecra e nel portale BCC Arte & Cultura www.bccartecultura.it che raccoglie le opere più significative delle collezioni delle banche di credito cooperativo.
Cesare Biasini Selvaggi la descrive così: “Ascrivibile agli anni Venti del Novecento, sfavillanti quanto inquieti, di passaggio tra la Grande Guerra, con la fine dell’ottimismo e delle certezze che avevano caratterizzato la Belle Époque, e la crisi mondiale del decennio successivo annunciata nel 1929 dal crollo di Wall Street e seguita dalla progressiva affermazione di regimi dittatoriali sullo scacchiere internazionale. In questo grande dipinto sono presenti tutti gli elementi distintivi della cifra stilistica dell’artista toscano: la stretta connessione tra tradizione e rinnovamento, tra realismo e psicologia, la puntualità del disegno, la matrice di ascendenza divisionista che conferisce immediatezza e intensità di presenza alla protagonista dell’opera, a partire dalla vivacità del suo sguardo penetrante che fissa l’osservatore e “buca” lo schermo della tela.”
Rosario Terrone, oltre a delineare l’impegno artistico, accademico e politico di Fausto Vagnetti, è riuscito a anche ad attribuire un nome e cognome alla donna ritratta: Olga Biancini, assistente di Fausto Vagnetti in quegli anni.
Nella Sala, oltre ai 5 dipinti, è visibile un documentario, frutto dei più recenti studi e ricerche sull’artista e il suo tempo – sempre a cura di Rosario Terrone – e in particolare dalla lettura attenta di “Chiaroscuro”, il diario della vita dell’artista – ben 17 taccuini per un totale di 726 pagine – conservato dal 2016 all’Archivio Diaristico nazionale e sintetizzato nei suoi tratti fondamentali e più significativi da Natalia Cangi nel suo intervento.
Fausto Vagnetti, nato ad Anghiari nel 1876 e morto a Roma nel 1954, fu artista esponente del Divisionismo romano che insegnò in importanti istituti e università ed eseguì grandi commissioni pubbliche e private, oltre a numerosi dipinti di ambiente romano e anghiarese, luogo natio al quale rimase sempre legato.
